Una storia buffa: le doppie in fuga
E’ una giornata particolare, perché le doppie
sono in sciopero per essere riconosciute ufficialmente come
le lettere più lavoratrici.
Oggi, in classe, maestre e bambini, hanno delle difficoltà
nel parlare e sembra che parlino con un accento spagnolo.
I bambini stanno eseguendo delle operazioni matematiche
quando Giorgio esclama:
- “Quatro” più tre uguale “sete”.
Federico dice: - Hai sete? Chiedi di andare a bere!
Giorgio replica: - Non ho sete, ho “deto” che
“sete” è il risultato “del’adizione”!
Intanto Denis chiede con insistenza alla maestra:
- Mi dà una “pala”?!
- Una pala? Cosa devi scavare?
Alberto sente che Denis vuole scavare e pensa che voglia
sotterrare qualcosa.
Intanto Emanuele esclama:
- Maestra! Ho perso il “capelo”!
- Hai perso il capelo! Te ne era rimasto uno solo? Sei diventato
calvo?
- Il “capelo”, quello che copre i “capeli”!
Povero Emanuele!
- Ora basta! Mi sembrate “tuti” stranieri!
Improvvisamente Alberto dice:
- “Adeso” ho capito cosa voleva “soterare”
Denis! Il “capelo” di Emanuele!
Ormai tutti stanchi di questa difficile pronuncia, decidiamo
di andare in palestra, dove più che le parole, servono
i movimenti. Domani tutto tornerà normale, le doppie
torneranno nelle parole per permettere a tutti di parlare
in modo corretto.
Federico L. Cl. 4^ San Domenico
Freddi schizzi invernali
Inchiostro, pennelli,
cannucce, inverni.
Schizzi:
lunghi, corti.
Linee:
infinite, curvate.
Paesaggi:
freddi, innevati.
Racchiusi in un foglio.
Verde, blu, grigio, bianco,
nero;
colori freddi e gelati.
Racchiusi in un foglio.
Era
un foglio bianco.
È un paesaggio di neve.
Federica P. Cl. 5^ San Domenico
La neve
Un grande silenzio mi sveglia;
mi affaccio alla finestra
e vedo gli uccellini :
saltellano su un manto
immacolato.
Un silenzio ovattato
avvolge la città deserta.
Un’immensa luce illumina
il quartiere insonnolito,
mentre grossi fiocchi candidi
volteggiano nell’aria,
rendendo gli alberi ,
fino al giorno prima
scheletrici,
simili a dei pizzi preziosi.
Francesca M. San Domenico
Fiona, la piccola fiammiferaia
Sono Sherasade, questa è per me la prima notte
di nozze e, vorrei fare a mio marito un dono molto particolare,
perciò ho deciso di raccontargli una fiaba......
C'era una volta, una piccola fiammiferaia, di quasi quattordici
anni, di nome Fiona. Ella aveva i capelli color rubino che
al sole si illuminavano di un arancione ardente, due bellissimi
occhi azzurri e il volto macchiato da numerose lentiggini.
Viveva ai margini di un bosco, vicino ad un lago dove si
recava tutte le mattine a fare il bagno.
Quel giorno, però, l'acqua non era più limpida
e pura come sempre, anzi, sotto i raggi soffocati dell'alba,
si tingeva man mano di un grigio opaco.
Fiona trascurò questo dettaglio e si gettò
allegramente per fare il bagno. Ma appena la sua pelle rosea
sfiorò il lago.....sparì.
Era scomparsa nel nulla.
Si fece sera e......Fiona era sdraiata sul suo letto, come
se non fosse successo nulla....invece....era stata colpita
da una maledizione, che si abbatté sulla sua casa
e su tutto il vicinato. Ora i suoi capelli, non erano più
quei bei "fili di seta" color rubino, ma fiamme
ardenti. Così ogni cosa che essi sfioravano, prendeva
fuoco.
Nonostante ciò, continuò il suo lavoro nei
campi, portando sempre i capelli raccolti, in modo tale
da non provocare altri incendi. Lei però, pur facendo
finta di stare bene, nascondendo il suo stato d'animo, i
suoi sentimenti, cominciò a soffrire veramente, perché
la sua vita non era più quella di prima.
Era un susseguirsi di disgrazie, epidemie, incendi...
Non poteva continuare in questo modo.
Così un giorno, Fiona si fece coraggio e partì
per liberare il bosco e se stessa dalla maledizione.
Si fece sera, Fiona aveva già attraversato gran parte
della radura e ora si era fermata sotto un pino per riposarsi.
Ma....non si ricordò dei suoi capelli infuocati così
il pino, a poco a poco, cominciò a bruciare. La ragazza,
consapevole dello sbadato errore commesso, si rialzò
di scatto e guardò l'albero ridotto in cenere; del
fumo nero aveva coperto tutto il cielo sovrastante.
Sul bosco calarono le tenebre.
Gli occhi della ragazza sembravano persi nel vuoto e, dall'azzurro
limpido, si tinsero di un grigio spento.
Fissavano il nulla.
Presa dal panico, lanciò verso il cielo, urla strazianti,
invocando aiuto. Una fata, dea delle nuvole, decise di darle
una mano.
Scese in terra sgargiante più che mai e raggiunse
Fiona, che si era gettata a terra piangendo disperatamente.
Le accarezzò la testa, poi, indietreggiò,
perché si era scottata la mano, con i suoi capelli
ardenti. Fiona alzò lo sguardo e rimase abbagliata
da quel tale splendore.
I suoi occhi opachi, fissavano quelli della dea, di color
verde smeraldo. Poi, con voce tremante, le sussurrò:
-Chi sei !? O meglio, cosa sei ?!
La misteriosa donna non rispose e continuò a fissarla.
Dopo attimi di silenzio, Fiona si rialzò e, credendo
che fosse un miraggio, scanzò la dea bruscamente
e sgarbatamente e proseguì il cammino.
-Fermati ! - esclamò la dea, fermati subito e torna
qui, Fiona!
-Come sai il mio nome?- chiese stupita la ragazza.
-Fiona, tu sei l'erede al trono delle arti magiche buone,
tu sei la prescelta, ed è per questo che Smiggoll,
stregone delle tenebre e del male, ti ha lanciato quella
maledizione!
-Continuo a non capire- ribatté la fanciulla.
-Ascoltami , sei la prescelta a continuare il percorso di
pace che aveva cominciato tuo padre prima della sua improvvisa
morte. Ma Smiggoll
come ti ho già detto, sovrano del male, te lo vuole
impedire a tutti i costi.
-Ma se è come dici tu, perché non ho poteri?
-rispose Fiona ancora incredula.
-Tu li hai sempre avuti i poteri -proseguì la dea-
solo che non te ne sei mai accorta. La tua magia viene dagli
occhi che Smiggoll ti ha spento con un incantesimo maligno.
Ora, una parte di lui è dentro il tuo sguardo. Dovrai
superare tante prove per sconfiggerlo, ma da sola non ce
la farai mai, così, dopo aver udito il tuo dolore,
ho deciso di aiutarti.
Detto questo, la dea scomparve e al suo posto, rimase una
piccola bottiglietta contenente lacrime di unicorno. Su
di essa c'era una targhetta con su scritto.....Non fece
in tempo neanche a leggerla che subito si udirono boati
assordanti, provenienti dai margini del bosco. Fiona si
diresse in quel luogo, mettendo la bottiglietta in tasca.
Correva, correva e sembrava che non si muovesse di un passo,
ma che fosse il mondo a correre verso lei.
Poi si fermò e vide che il bosco era circondato da
una muraglia che non permetteva a nessuno di scappare da
quel luogo maledetto.
Fiona non si perse d'animo e subito tirò fuori dalla
tasca del suo grembiulino, la bottiglietta e lesse ciò
che era scritto nell'etichetta: "Acqua, acquina, acquetta,
fammi varcare queste mura, che mi tengon stretta."
Detto questo, un salice piangente, situato vicino alla muraglia,
prese vita e, con uno dei suoi rami afferrò delicatamente
Fiona e la portò dall'altra sponda del muro.
Continuò a leggere l'etichetta: "Quando mezzanotte
scoccherà, il tempo si fermerà, e chi è
maledetto rimarrà."
Alzò lo sguardo e su una roccia, regnava un imponente
castello nero, circondato da nubi opache che lanciavano
tuoni e lampi accecanti.
Erano le undici in punto. Solo un'ora. La clessidra del
destino scandisce il tempo a gran velocità.
Fra tutta quella nebbia si intravide una misteriosa sagoma.
Ma.... ma..... è Smiggoll?!
-Sssmiggollll è tornato!- esclamò con voce
sibilante.
Prese nuovamente la bottiglietta, le mani tremavano. O meglio,
erano paralizzate.
Poi Smiggoll si avvicinò. Gliela strappò dalle
mani e la fece cadere a terra, liberando il liquido magico
che vi era contenuto. Ora Fiona, perse tutte le sue speranze,
perché in quella bottiglietta vi era racchiuso il
suo destino.
Così, angosciata, svenne.
E cadendo a terra, le sue labbra sfiorarono le lacrime versate.
Sul suo volto tornò a risplendere il sorriso e i
suoi occhi divennero zaffiri, trasparenti, abbaglianti più
di prima. Sprigionò così tutta la sua potenza
che si scagliò contro Smiggoll e lo rispedì
nel vortice del terrore da cui era venuto.
Mezzanotte scoccò e il cielo si tinse di un celeste
puro; si intravide una bocca sorridente su di una nuvola.
-Ma, è la dea delle nuvole- esclamò Fiona
mentre la salutava. Tutto tornò alla normalità,
anche i capelli di Fiona, ovviamente.
La fanciulla, visse così, felice e contenta per sempre.
Emanuela M. classe 5^ San Domenico
Protesi o parafrasi? Questo è il problema!
(L’errore creativo)
Un giorno, in un vocabolario, alcune parole decisero di
scambiarsi il proprio significato. Le parole in questione
erano: protesi e parafrasi.
Potete bene immaginare lo scompiglio che tutto ciò
creò in una classe V^, quando la maestra dette ai
suoi alunni il compito di svolgere la parafrasi della poesia
“Rio Bo” di Aldo Palazzeschi.
Il giorno successivo, la maestra interrogò Daniele
chiedendogli: “Sapresti farmi la parafrasi della poesia?”
“Certo!” rispose il bambino.
- Rio “Bohhhh!”, dove sei? Non ti trovo, sei
forse in Brasile? Dove sono i tuoi tetti aguzzi, le quattro
macchine, le cinque gru, le sei…
-Ma cosa stai facendo!?- esclamò irritata l’insegnante-
Non puoi manipolare il testo poetico a tuo piacimento!
- Mi scusi, signora maestra, sul vocabolario c’era
scritto che la parafrasi è “la sostituzione
di una parte mancante di un corpo” e quindi ho aggiunto
alcuni elementi che ritengo significativi alla descrizione
del poeta Palazzeschi ….
- Bene, per oggi ti meriti un’insufficienza sul registro!
In uno studio dentistico, un odontoiatra stava cercando
di inserire una protesi ad un paziente.
-Aiuto, non riesco a respirare!- urlò il malcapitato-
Mi tolga tutta questa carta, sto per soffocare!
-Mi scuso, ma eseguo onestamente il mio lavoro. La protesi
consiste in “ un’aggiunta di spiegazioni ad
un testo letterario” e non è certo breve cosa
intervenire sul suo “giudizio” inferiore destro!!
Dopo qualche giorno le parole del vocabolario decisero di
riappropriarsi del giusto significato: avevano ricevuto
troppi avvisi di garanzia; era ora di ripristinare l’ordine.
Lavoro collettivo classe 5^ San Domenico
Barzelletta
La parafrasi va dal dentista:” Mi scusi, mi potrebbe
togliere una sequenza?”
Chiara L. cl. 5^ San Domenico
Lettera a Harry Potter
Caro Harry Potter,
sono un tuo caro ammiratore e devo dire che sei un ottimo
mago. Vorrei venire con te a Hogwarts, salire sul treno
del binario nove e trequarti, comprare bacchette magiche,
libri di magia, calderoni a Diagonhalley, mangiare “cioccorane”,
vivere meravigliose avventure e sfrecciare con la nimbus
2000. A proposito sei un ottimo cercatore nella squadra
di Quidditch.
Quest’anno con la nostra insegnante, stiamo leggendo
il primo libro scritto dalla Rowling e devo dire che è
un bellissimo libro con te protagonista.
Come stai? Io abbastanza bene; quest’anno dovrò
prepararmi per l’esame e sinceramente sono un po’
eccitato.
Quest’anno uscirà il tuo terzo film e quasi
tutto il mondo ti andrà a vedere: sei famoso!!
Tu sei un mago e io ti ammiro molto: vorrei essere come
te e imparare magia e stregoneria a Hogwarts, ma sono solo
un bambino della quinta elementare e invece tu sei un mago
famosissimo.
Tutti i tuoi film sono molto avventurosi e in essi devi
sempre combattere contro le forze del male: Voldemort, Aragogh,
il Basilisco e molti altri.
Anche Ron e Hermione ammiro molto, sono molto simpatici
e saggi. Come te Harry, io odio Malfoy e Piton: sono due
Serpeverdi, si vede!
Vorrei raccontarti una giornata in montagna: domenica scorsa,
siamo andati in montagna con un mio amico, ci siamo inoltrati
in un bosco con gli sci e non riuscivamo ad uscire da lì;
io avrei voluto che ci fossi tu a portarci via con la tua
magia, ma ad un certo punto sono arrivati dei signori che
ci hanno liberati: una domenica avventurosa.
Tanti saluti
il tuo Andrea F.
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Cara zia Maria,
farò finta che mi risponderai. Però sei in
quel letto, con quella macchina che ti fa respirare, quand’è
che guarisci?
Non vorrai mica rimanere lì per tutta la vita? Entro
nella tua stanza, ma il ticchettio di quella macchina e
il chiacchierio assordante della televisione, mischiati
insieme formano un fastidioso rumore. Non preferisco entrarci
molte volte, infatti.
Tu mi manchi tanto, tanto, tanto. Non dico che sia colpa
dei dottori, perché tu stai così. Però
sei passata da Roma a Milano e i dottori non hanno ancora
scoperto che malattia tu abbia.
Chissà se capisci, se ci vedi e vorresti rispondermi!
Lo sapremo solo se guarirai.
Ti supplico, perché non guarisci? La nostra gioia
arriverebbe al cielo, soprattutto nonna Rosalia e nonno
Michele sarebbero felici, perché ti fanno quasi da
infermieri. Io con te avevo un rapporto bellissimo: camminavamo
insieme, tutti i regali li facevi a me. Ho ripreso molto
da te: porto gli occhiali, faccio i cruciverba proprio come
te.
Mi è nata una sorellina, è stupenda!
Ho letto Harry Potter, un bel libro, quando guarisci te
lo farò leggere.
Quando sono seria mi chiudo in camera, nel buio totale pensando
a te a tua figlia Beatrice; come farà senza la sua
mamma?
Prima facevo danza, tu fino a quattro anni fa venivi a vedermi,
però ho smesso l’anno scorso, ora il lunedì
e il giovedì faccio due nuotate, ti dispiace se ho
smesso?
Spero di no.
Ti sei persa un sacco di eventi, sai?
Quattro anni sono passati velocissimi, come i pesci che
nuotano nell’oceano.
Queste parole le ho scritte con il cuore, ricordalo.
Ah, dimenticavo! Non vedo l’ora di riassaggiare le
tue paste fragranti e le tue crostate profumate. Quando
c’erano i miei compleanni, la torta la preparavi tu,
un anno c’era Topolino, un’altra volta Topolino.
La tua fantasia era infinita.
Sono fortunata di averti come zia.
Vorrei rivederti un giorno.
Spero che mi risponderai.
La tua adorata nipotina ti manda un mondo di baci.
Federica, o come mi chiami tu: “Chiccona”.
Le magiche bollicine
“Questa villa è stata realizzata intorno
al 1500 d.C., periodo rinascimentale.......” spiega
la guida.
Ma non ho voglia di ascoltarla, così mi stacco dal
gruppo e vado ad ammirare i giochi d'acqua nel giardino
e......
-...Ciao piccola!
A sentire questa voce, a me sconosciuta, alzo di scatto
lo sguardo guardando il cielo, ed è con grande sorpresa
che...
-C-C-Chi s-saresti t-tu?! - chiedo con voce tremante dallo
stupore.
-Oh, io sono una fontana, precisamente la "fontana
della Natura"!- esclama.
-Secondo me, sei un miraggio, perché le fontane parlanti
non esistono, quindi, adesso scusami, ma non ho voglia di
perdere tempo con te!
E detto questo mi volto dall'altra parte cercando di andarmene
ma.....l'enorme mano della fontana irritata, mi afferra
bruscamente, sollevandomi da terra.
-Non credevo che fossi così maleducata- ribatte arrabbiata
mentre mi posa sulla sua spalla - perciò adesso cerca
di contenerti e ascoltami! Qui, a Villa d'Este, tutti aspettiamo
di essere aiutati.
-Aiutati a fare cosa? - chiedo ancora incredula.
- Vedi - risponde - il re delle fontane di questa villa,
ossia la "fontana di Nettuno", è diventato
improvvisamente cattivo, avaro, addirittura anche con sua
figlia, la "fontana dell'Organo", che ora se ne
sta per conto suo, isolata dagli altri. Noi fontane, abbiamo
provato a far tornare il nostro sovrano alla normalità,
ma essendo inchiodate al terreno, è stato impossibile.
-E io cosa dovrei fare?! - domando.
- Devi riuscire a prendere il bocciolo magico sulla cima
del cipresso più anziano - risponde.
Mi allontano. Meravigliata, mi siedo su una panchina, cerco
di trovare una soluzione, ma vengo attratta da uno strano
lamento, o meglio, un suono d'organo orribile e stonato.
-Ma....è la figlia di Nettuno, la "fontana dell'Organo"!
Mi avvicino a lei e cerco di avere un dialogo.
-Senti, io mi chiamo Emanuela, sono una bambina, posso chiederti
perché emetti suoni così striduli e insopportabili?
Terminata la mia domanda, comincia a guardarmi con occhi
spenti, persi nel vuoto.
Non risponde.
Cerco d'incoraggiarla:
-Dai, non fare così. So la tua storia e capisco che
per te non è facile, però, non perderti mai
d'animo, vedrai, alla fine il bene trionferà!
Mi lancia un altro sguardo, ma questa volta abbagliante
e pieno di speranza, poi, pronuncia con la sua melodiosa
voce, delle strane parole:
"BOLLE, BOLLETTE, BOLLINE, FATELE SUPERARE OGNI CONFINE.
AFFINCHE' LA NOSTRA SPERANZA RESTI ARDENTE E FACCIA TORNARE
A NETTUNO IL SUO SORRISO SPLENDENTE"!
Detto questo, mi sento sollevata da una nuvola di bolle
magiche che, volando in alto, trasportate dal vento amico,
mi posano sulla cima del cipresso anziano.
Ecco il bocciolo magico avvolto da una foglia d'oro.
L'afferro delicatamente.
Sono felicissima di averlo trovato, così dai miei
occhi sgorgano lacrime di gioia che impregnano il bocciolo
e.... come d'incanto, i rami del cipresso s'intrecciano
fino a formare un'immensa scala fatata, che mi riporta a
terra, o meglio, fra le braccia di Nettuno. Quest'ultimo
mi abbraccia calorosamente.
Incuriosita, gli chiedo:
-Perché eri diventato così?
-Perché mi ero punto con lo spino della malignità-risponde-
ma le tue lacrime sincere ne hanno cancellato ogni traccia
e tutto è tornato alla normalità...
...Manu, Manu! - esclama Chiara. - Muoviti o perdi il gruppo!
Eh sì, com'è triste tornare alla realtà.
Emanuela M. classe 5^ San Domenico