Buon Giorno
sabato 19 maggio 2012
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Numero 11 - MAGGIO/GIUGNO 2004 Torna alla prima pagina!
Fantasie di acqua e di fuoco

Una storia buffa: le doppie in fuga

E’ una giornata particolare, perché le doppie sono in sciopero per essere riconosciute ufficialmente come le lettere più lavoratrici.
Oggi, in classe, maestre e bambini, hanno delle difficoltà nel parlare e sembra che parlino con un accento spagnolo.
I bambini stanno eseguendo delle operazioni matematiche quando Giorgio esclama:
- “Quatro” più tre uguale “sete”.
Federico dice: - Hai sete? Chiedi di andare a bere!
Giorgio replica: - Non ho sete, ho “deto” che “sete” è il risultato “del’adizione”!
Intanto Denis chiede con insistenza alla maestra:
- Mi dà una “pala”?!
- Una pala? Cosa devi scavare?
Alberto sente che Denis vuole scavare e pensa che voglia sotterrare qualcosa.
Intanto Emanuele esclama:
- Maestra! Ho perso il “capelo”!
- Hai perso il capelo! Te ne era rimasto uno solo? Sei diventato calvo?
- Il “capelo”, quello che copre i “capeli”!
Povero Emanuele!
- Ora basta! Mi sembrate “tuti” stranieri!
Improvvisamente Alberto dice:
- “Adeso” ho capito cosa voleva “soterare” Denis! Il “capelo” di Emanuele!
Ormai tutti stanchi di questa difficile pronuncia, decidiamo di andare in palestra, dove più che le parole, servono i movimenti. Domani tutto tornerà normale, le doppie torneranno nelle parole per permettere a tutti di parlare in modo corretto.

Federico L. Cl. 4^ San Domenico

Freddi schizzi invernali

Inchiostro, pennelli,
cannucce, inverni.
Schizzi:
lunghi, corti.
Linee:
infinite, curvate.
Paesaggi:
freddi, innevati.
Racchiusi in un foglio.
Verde, blu, grigio, bianco,
nero;
colori freddi e gelati.
Racchiusi in un foglio.
Era
un foglio bianco.
È un paesaggio di neve.

Federica P. Cl. 5^ San Domenico

La neve

Un grande silenzio mi sveglia;
mi affaccio alla finestra
e vedo gli uccellini :
saltellano su un manto
immacolato.
Un silenzio ovattato
avvolge la città deserta.
Un’immensa luce illumina
il quartiere insonnolito,
mentre grossi fiocchi candidi
volteggiano nell’aria,
rendendo gli alberi ,
fino al giorno prima
scheletrici,
simili a dei pizzi preziosi.

Francesca M. San Domenico

Fiona, la piccola fiammiferaia

Sono Sherasade, questa è per me la prima notte di nozze e, vorrei fare a mio marito un dono molto particolare, perciò ho deciso di raccontargli una fiaba......
C'era una volta, una piccola fiammiferaia, di quasi quattordici anni, di nome Fiona. Ella aveva i capelli color rubino che al sole si illuminavano di un arancione ardente, due bellissimi occhi azzurri e il volto macchiato da numerose lentiggini.
Viveva ai margini di un bosco, vicino ad un lago dove si recava tutte le mattine a fare il bagno.
Quel giorno, però, l'acqua non era più limpida e pura come sempre, anzi, sotto i raggi soffocati dell'alba, si tingeva man mano di un grigio opaco.
Fiona trascurò questo dettaglio e si gettò allegramente per fare il bagno. Ma appena la sua pelle rosea sfiorò il lago.....sparì.
Era scomparsa nel nulla.
Si fece sera e......Fiona era sdraiata sul suo letto, come se non fosse successo nulla....invece....era stata colpita da una maledizione, che si abbatté sulla sua casa e su tutto il vicinato. Ora i suoi capelli, non erano più quei bei "fili di seta" color rubino, ma fiamme ardenti. Così ogni cosa che essi sfioravano, prendeva fuoco.
Nonostante ciò, continuò il suo lavoro nei campi, portando sempre i capelli raccolti, in modo tale da non provocare altri incendi. Lei però, pur facendo finta di stare bene, nascondendo il suo stato d'animo, i suoi sentimenti, cominciò a soffrire veramente, perché la sua vita non era più quella di prima.
Era un susseguirsi di disgrazie, epidemie, incendi...
Non poteva continuare in questo modo.
Così un giorno, Fiona si fece coraggio e partì per liberare il bosco e se stessa dalla maledizione.
Si fece sera, Fiona aveva già attraversato gran parte della radura e ora si era fermata sotto un pino per riposarsi. Ma....non si ricordò dei suoi capelli infuocati così il pino, a poco a poco, cominciò a bruciare. La ragazza, consapevole dello sbadato errore commesso, si rialzò di scatto e guardò l'albero ridotto in cenere; del fumo nero aveva coperto tutto il cielo sovrastante.
Sul bosco calarono le tenebre.
Gli occhi della ragazza sembravano persi nel vuoto e, dall'azzurro limpido, si tinsero di un grigio spento.
Fissavano il nulla.
Presa dal panico, lanciò verso il cielo, urla strazianti, invocando aiuto. Una fata, dea delle nuvole, decise di darle una mano.
Scese in terra sgargiante più che mai e raggiunse Fiona, che si era gettata a terra piangendo disperatamente. Le accarezzò la testa, poi, indietreggiò, perché si era scottata la mano, con i suoi capelli ardenti. Fiona alzò lo sguardo e rimase abbagliata da quel tale splendore.
I suoi occhi opachi, fissavano quelli della dea, di color verde smeraldo. Poi, con voce tremante, le sussurrò:
-Chi sei !? O meglio, cosa sei ?!
La misteriosa donna non rispose e continuò a fissarla.
Dopo attimi di silenzio, Fiona si rialzò e, credendo che fosse un miraggio, scanzò la dea bruscamente e sgarbatamente e proseguì il cammino.
-Fermati ! - esclamò la dea, fermati subito e torna qui, Fiona!
-Come sai il mio nome?- chiese stupita la ragazza.
-Fiona, tu sei l'erede al trono delle arti magiche buone, tu sei la prescelta, ed è per questo che Smiggoll, stregone delle tenebre e del male, ti ha lanciato quella maledizione!
-Continuo a non capire- ribatté la fanciulla.
-Ascoltami , sei la prescelta a continuare il percorso di pace che aveva cominciato tuo padre prima della sua improvvisa morte. Ma Smiggoll
come ti ho già detto, sovrano del male, te lo vuole impedire a tutti i costi.
-Ma se è come dici tu, perché non ho poteri? -rispose Fiona ancora incredula.
-Tu li hai sempre avuti i poteri -proseguì la dea- solo che non te ne sei mai accorta. La tua magia viene dagli occhi che Smiggoll ti ha spento con un incantesimo maligno. Ora, una parte di lui è dentro il tuo sguardo. Dovrai superare tante prove per sconfiggerlo, ma da sola non ce la farai mai, così, dopo aver udito il tuo dolore, ho deciso di aiutarti.
Detto questo, la dea scomparve e al suo posto, rimase una piccola bottiglietta contenente lacrime di unicorno. Su di essa c'era una targhetta con su scritto.....Non fece in tempo neanche a leggerla che subito si udirono boati assordanti, provenienti dai margini del bosco. Fiona si diresse in quel luogo, mettendo la bottiglietta in tasca. Correva, correva e sembrava che non si muovesse di un passo, ma che fosse il mondo a correre verso lei.
Poi si fermò e vide che il bosco era circondato da una muraglia che non permetteva a nessuno di scappare da quel luogo maledetto.
Fiona non si perse d'animo e subito tirò fuori dalla tasca del suo grembiulino, la bottiglietta e lesse ciò che era scritto nell'etichetta: "Acqua, acquina, acquetta, fammi varcare queste mura, che mi tengon stretta."
Detto questo, un salice piangente, situato vicino alla muraglia, prese vita e, con uno dei suoi rami afferrò delicatamente Fiona e la portò dall'altra sponda del muro.
Continuò a leggere l'etichetta: "Quando mezzanotte scoccherà, il tempo si fermerà, e chi è maledetto rimarrà."
Alzò lo sguardo e su una roccia, regnava un imponente castello nero, circondato da nubi opache che lanciavano tuoni e lampi accecanti.
Erano le undici in punto. Solo un'ora. La clessidra del destino scandisce il tempo a gran velocità.
Fra tutta quella nebbia si intravide una misteriosa sagoma. Ma.... ma..... è Smiggoll?!
-Sssmiggollll è tornato!- esclamò con voce sibilante.
Prese nuovamente la bottiglietta, le mani tremavano. O meglio, erano paralizzate.
Poi Smiggoll si avvicinò. Gliela strappò dalle mani e la fece cadere a terra, liberando il liquido magico che vi era contenuto. Ora Fiona, perse tutte le sue speranze, perché in quella bottiglietta vi era racchiuso il suo destino.
Così, angosciata, svenne.
E cadendo a terra, le sue labbra sfiorarono le lacrime versate. Sul suo volto tornò a risplendere il sorriso e i suoi occhi divennero zaffiri, trasparenti, abbaglianti più di prima. Sprigionò così tutta la sua potenza che si scagliò contro Smiggoll e lo rispedì nel vortice del terrore da cui era venuto.
Mezzanotte scoccò e il cielo si tinse di un celeste puro; si intravide una bocca sorridente su di una nuvola.
-Ma, è la dea delle nuvole- esclamò Fiona mentre la salutava. Tutto tornò alla normalità, anche i capelli di Fiona, ovviamente.
La fanciulla, visse così, felice e contenta per sempre.

Emanuela M. classe 5^ San Domenico

Protesi o parafrasi? Questo è il problema!
(L’errore creativo)

Un giorno, in un vocabolario, alcune parole decisero di scambiarsi il proprio significato. Le parole in questione erano: protesi e parafrasi.
Potete bene immaginare lo scompiglio che tutto ciò creò in una classe V^, quando la maestra dette ai suoi alunni il compito di svolgere la parafrasi della poesia “Rio Bo” di Aldo Palazzeschi.
Il giorno successivo, la maestra interrogò Daniele chiedendogli: “Sapresti farmi la parafrasi della poesia?”
“Certo!” rispose il bambino.
- Rio “Bohhhh!”, dove sei? Non ti trovo, sei forse in Brasile? Dove sono i tuoi tetti aguzzi, le quattro macchine, le cinque gru, le sei…
-Ma cosa stai facendo!?- esclamò irritata l’insegnante- Non puoi manipolare il testo poetico a tuo piacimento!
- Mi scusi, signora maestra, sul vocabolario c’era scritto che la parafrasi è “la sostituzione di una parte mancante di un corpo” e quindi ho aggiunto alcuni elementi che ritengo significativi alla descrizione del poeta Palazzeschi ….
- Bene, per oggi ti meriti un’insufficienza sul registro!
In uno studio dentistico, un odontoiatra stava cercando di inserire una protesi ad un paziente.
-Aiuto, non riesco a respirare!- urlò il malcapitato- Mi tolga tutta questa carta, sto per soffocare!
-Mi scuso, ma eseguo onestamente il mio lavoro. La protesi consiste in “ un’aggiunta di spiegazioni ad un testo letterario” e non è certo breve cosa intervenire sul suo “giudizio” inferiore destro!!
Dopo qualche giorno le parole del vocabolario decisero di riappropriarsi del giusto significato: avevano ricevuto troppi avvisi di garanzia; era ora di ripristinare l’ordine.

Lavoro collettivo classe 5^ San Domenico

Barzelletta

La parafrasi va dal dentista:” Mi scusi, mi potrebbe togliere una sequenza?”

Chiara L. cl. 5^ San Domenico

Lettera a Harry Potter

Caro Harry Potter,
sono un tuo caro ammiratore e devo dire che sei un ottimo mago. Vorrei venire con te a Hogwarts, salire sul treno del binario nove e trequarti, comprare bacchette magiche, libri di magia, calderoni a Diagonhalley, mangiare “cioccorane”, vivere meravigliose avventure e sfrecciare con la nimbus 2000. A proposito sei un ottimo cercatore nella squadra di Quidditch.
Quest’anno con la nostra insegnante, stiamo leggendo il primo libro scritto dalla Rowling e devo dire che è un bellissimo libro con te protagonista.
Come stai? Io abbastanza bene; quest’anno dovrò prepararmi per l’esame e sinceramente sono un po’ eccitato.
Quest’anno uscirà il tuo terzo film e quasi tutto il mondo ti andrà a vedere: sei famoso!!
Tu sei un mago e io ti ammiro molto: vorrei essere come te e imparare magia e stregoneria a Hogwarts, ma sono solo un bambino della quinta elementare e invece tu sei un mago famosissimo.
Tutti i tuoi film sono molto avventurosi e in essi devi sempre combattere contro le forze del male: Voldemort, Aragogh, il Basilisco e molti altri.
Anche Ron e Hermione ammiro molto, sono molto simpatici e saggi. Come te Harry, io odio Malfoy e Piton: sono due Serpeverdi, si vede!
Vorrei raccontarti una giornata in montagna: domenica scorsa, siamo andati in montagna con un mio amico, ci siamo inoltrati in un bosco con gli sci e non riuscivamo ad uscire da lì; io avrei voluto che ci fossi tu a portarci via con la tua magia, ma ad un certo punto sono arrivati dei signori che ci hanno liberati: una domenica avventurosa.

Tanti saluti
il tuo Andrea F.

Cara zia Maria,
farò finta che mi risponderai. Però sei in quel letto, con quella macchina che ti fa respirare, quand’è che guarisci?
Non vorrai mica rimanere lì per tutta la vita? Entro nella tua stanza, ma il ticchettio di quella macchina e il chiacchierio assordante della televisione, mischiati insieme formano un fastidioso rumore. Non preferisco entrarci molte volte, infatti.
Tu mi manchi tanto, tanto, tanto. Non dico che sia colpa dei dottori, perché tu stai così. Però sei passata da Roma a Milano e i dottori non hanno ancora scoperto che malattia tu abbia.
Chissà se capisci, se ci vedi e vorresti rispondermi!
Lo sapremo solo se guarirai.
Ti supplico, perché non guarisci? La nostra gioia arriverebbe al cielo, soprattutto nonna Rosalia e nonno Michele sarebbero felici, perché ti fanno quasi da infermieri. Io con te avevo un rapporto bellissimo: camminavamo insieme, tutti i regali li facevi a me. Ho ripreso molto da te: porto gli occhiali, faccio i cruciverba proprio come te.
Mi è nata una sorellina, è stupenda!
Ho letto Harry Potter, un bel libro, quando guarisci te lo farò leggere.
Quando sono seria mi chiudo in camera, nel buio totale pensando a te a tua figlia Beatrice; come farà senza la sua mamma?
Prima facevo danza, tu fino a quattro anni fa venivi a vedermi, però ho smesso l’anno scorso, ora il lunedì e il giovedì faccio due nuotate, ti dispiace se ho smesso?
Spero di no.
Ti sei persa un sacco di eventi, sai?
Quattro anni sono passati velocissimi, come i pesci che nuotano nell’oceano.
Queste parole le ho scritte con il cuore, ricordalo.
Ah, dimenticavo! Non vedo l’ora di riassaggiare le tue paste fragranti e le tue crostate profumate. Quando c’erano i miei compleanni, la torta la preparavi tu, un anno c’era Topolino, un’altra volta Topolino. La tua fantasia era infinita.
Sono fortunata di averti come zia.
Vorrei rivederti un giorno.
Spero che mi risponderai.
La tua adorata nipotina ti manda un mondo di baci.

Federica, o come mi chiami tu: “Chiccona”.

Le magiche bollicine

“Questa villa è stata realizzata intorno al 1500 d.C., periodo rinascimentale.......” spiega la guida.
Ma non ho voglia di ascoltarla, così mi stacco dal gruppo e vado ad ammirare i giochi d'acqua nel giardino e......
-...Ciao piccola!
A sentire questa voce, a me sconosciuta, alzo di scatto lo sguardo guardando il cielo, ed è con grande sorpresa che...
-C-C-Chi s-saresti t-tu?! - chiedo con voce tremante dallo stupore.
-Oh, io sono una fontana, precisamente la "fontana della Natura"!- esclama.
-Secondo me, sei un miraggio, perché le fontane parlanti non esistono, quindi, adesso scusami, ma non ho voglia di perdere tempo con te!
E detto questo mi volto dall'altra parte cercando di andarmene ma.....l'enorme mano della fontana irritata, mi afferra bruscamente, sollevandomi da terra.
-Non credevo che fossi così maleducata- ribatte arrabbiata mentre mi posa sulla sua spalla - perciò adesso cerca di contenerti e ascoltami! Qui, a Villa d'Este, tutti aspettiamo di essere aiutati.
-Aiutati a fare cosa? - chiedo ancora incredula.
- Vedi - risponde - il re delle fontane di questa villa, ossia la "fontana di Nettuno", è diventato improvvisamente cattivo, avaro, addirittura anche con sua figlia, la "fontana dell'Organo", che ora se ne sta per conto suo, isolata dagli altri. Noi fontane, abbiamo provato a far tornare il nostro sovrano alla normalità, ma essendo inchiodate al terreno, è stato impossibile.
-E io cosa dovrei fare?! - domando.
- Devi riuscire a prendere il bocciolo magico sulla cima del cipresso più anziano - risponde.
Mi allontano. Meravigliata, mi siedo su una panchina, cerco di trovare una soluzione, ma vengo attratta da uno strano lamento, o meglio, un suono d'organo orribile e stonato.
-Ma....è la figlia di Nettuno, la "fontana dell'Organo"!
Mi avvicino a lei e cerco di avere un dialogo.
-Senti, io mi chiamo Emanuela, sono una bambina, posso chiederti perché emetti suoni così striduli e insopportabili?
Terminata la mia domanda, comincia a guardarmi con occhi spenti, persi nel vuoto.
Non risponde.
Cerco d'incoraggiarla:
-Dai, non fare così. So la tua storia e capisco che per te non è facile, però, non perderti mai d'animo, vedrai, alla fine il bene trionferà!
Mi lancia un altro sguardo, ma questa volta abbagliante e pieno di speranza, poi, pronuncia con la sua melodiosa voce, delle strane parole:
"BOLLE, BOLLETTE, BOLLINE, FATELE SUPERARE OGNI CONFINE. AFFINCHE' LA NOSTRA SPERANZA RESTI ARDENTE E FACCIA TORNARE A NETTUNO IL SUO SORRISO SPLENDENTE"!
Detto questo, mi sento sollevata da una nuvola di bolle magiche che, volando in alto, trasportate dal vento amico, mi posano sulla cima del cipresso anziano.
Ecco il bocciolo magico avvolto da una foglia d'oro.
L'afferro delicatamente.
Sono felicissima di averlo trovato, così dai miei occhi sgorgano lacrime di gioia che impregnano il bocciolo e.... come d'incanto, i rami del cipresso s'intrecciano fino a formare un'immensa scala fatata, che mi riporta a terra, o meglio, fra le braccia di Nettuno. Quest'ultimo mi abbraccia calorosamente.
Incuriosita, gli chiedo:
-Perché eri diventato così?
-Perché mi ero punto con lo spino della malignità-risponde- ma le tue lacrime sincere ne hanno cancellato ogni traccia e tutto è tornato alla normalità...
...Manu, Manu! - esclama Chiara. - Muoviti o perdi il gruppo!
Eh sì, com'è triste tornare alla realtà.

Emanuela M. classe 5^ San Domenico



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