Buon Giorno
sabato 19 maggio 2012
ore 09:37:38




La scuola della responsabilita’ o del “si salvi chi puo’”?
Felici Feste e Buon Anno 2006 a...
Elezioni Regionali e qualche riflessione dal mondo della scuola
LA RIFORMA MORATTI: Le azioni e le decisioni del Circolo Ascoli Centro.
LA RIFORMA MORATTI: il punto nel Circolo Ascoli Centro.
Supplenze docenti...
Alle Donne del Circolo Ascoli Centro
Il rebus delle iscrizioni
Verso il nuovo anno
Buon anno scolastico 2003/2004
La riforma della scuola:...
Assalto alla formazione...
Massy e i bambini di Ascoli Centro
Personale della scuola inidoneo al servizio
La scuola nell'anno 2002
Il circolo Ascoli Centro vi aspetta per le iscrizioni all'anno scolastico 2003/2004
Sinceri Auguri
Pronti... via!
Disegno di legge o legge delega per la riforma della Scuola?
La riforma della Scuola: . . . cosģ, cosą, boh!
Commisione ristretta per la riforma dei cicli scolastici
Riflettendo sull'11 Settembre
La scuola e la propaganda
Decreto legge 255 del 3 luglio 2001
Cambiamenti in vista
Il blocco delle assunzioni in ruolo
 
Home -> Per noi -> Buono a sapersi -> L'editoriale del dirigente   
 
 

L'editoriale del dirigente

20 dicembre 2006
La scuola della responsabilita’ o del “si salvi chi puo’”?
 
Dott. Giuseppe Pacetti
Le immagini di internet di studenti che picchiano e scherniscono un compagno handicappato o la notizia della insegnante nuda in mezzo agli alunni discinti, ha riempito i mass media, ha colpito l’opinione pubblica atterrando duramente  sulle nostre coscienze.
La crisi dei valori ormai è di una evidenza senza più veli, nessuna ipocrisia riesce più a nasconderla, malgrado l’affanno di qualcuno che si ostina a far finta di nulla.
Una volta c’erano due muri che arginavano, nascondevano o impedivano le situazioni che oggi viviamo.
Da un lato la Religione cattolica, che  con i suoi peccati e con le sue virtù permeava i pensieri e l’agire quotidiano, dall’altro la tradizione che informava i comportamenti familiari, favorita da una serie di condizioni: scarsa mobilità della popolazione, scarsa informazione, censura, presenza e peso degli anziani.
Non so quanta ipocrisia, quanta sofferenza, quanta violenza, quanto coraggio quella situazione abbia comportato per anni per le persone, specialmente per le donne.
Allora si diceva famiglia e si capiva famiglia;  non parliamo di cento anni fa, parliamo di 20/30 anni fa. Oggi diciamo famiglia e non ci capiamo più, sembra di essere sulla torre di babele, condannati a linguaggi diversi e incomprensibili, a valori ormai diversi da persona a persona o  addirittura a disvalori che solcano la nostra vita, creando situazioni tragiche di incomunicabilità, di separazione; di situazioni incredibili, di atrocità quotidiane che internet o i normali canali televisivi  o la carta stampata propinano in dosi sempre più massicce nella piena indifferenza.
Ci turbano forse dopo due anni le quotidiane atrocità dell’Iraq? Ormai quelle immagini si vivono come ineluttabili, come la pioggia o il sole, come le belve che naturalmente nella savana o nella giugla domani si sbraneranno…e dunque quale meraviglia?
La Scuola, specialmente la Scuola pubblica, oggi vive questo dramma, vive questa torre di babele, accoglie figli di cento diverse “famiglie”, di genitori che si amano, di genitori responsabili, di genitori irresponsabilii, di genitori divorziati, di single, di coppie di fatto e forse altre ancora.
La Scuola pubblica, oggi non può più godere della apparente serenità di valori tradizionali, religiosi in particolare…..e dunque? Siamo dunque alla ineluttabilità, alla legge della giungla o della savana? Siamo forse al “si salvi chi può”?
Chi avrebbe mai pensato che il Ministro della pubblica Istruzione, al suo esordio, si sarebbe trovato impegnato quasi solamente a spiegare   cosa succede in questa scuola del nuovo secolo,  dopo anni che appariva solo per magnificare le sorti della Riforma?
A volte alcune scene di vita quotidiana, anche dentro le nostre scuole possono dare questa impressione di impotenza, di mare agitato dove non si vede un approdo, di turbinio che non si sa dove avrà ricaduta.
I fattacci di questi giorni, le immagini grevi e le parole gravi e  incivili che sono state pronunciate possono dare questa impressione, ma  penso che tantissima parte della scuola pubblica non ci stia a riconoscersi in quelle immagini, in quell’adulta che vede la violenza e si volta uscendo dall’aula, come nulla stesse accadendo; non ci stia ad essere rappresentata da un Dirigente che scarica le proprie responsabilità dicendo che chi sbaglia è un corpo estraneo.
Sono propenso a pensare che se un Dirigente parla così, l’estraneo è lui: lo è perché doveva attivare un controllo sociale, che prevenisse certi comportamenti,  doveva impedire di assumenre responsabilità per cui non si è preparati, sapendo che il sistema non fa selezione del personale.
Cadute le tradizioni, ridotto il peso sociale dei principi religiosi, rimane  una sola bussola per la scuola , per la famiglia e per i cittadini, che indica strada e comportamenti: la carta costituzionale, dove diritti e doveri sono chiaramenti segnati, dove i valori sono evidenti oltre ogni usura del tempo, dove valori e diritti, doveri e responsabilità sono  inscindibilmente connessi.
Certo non è così facile usare questa bussola, specialmente in un mondo complesso come il nostro, in un tempo dove in tutti i modi si tenta di imporre valori commerciali, di costringere la persona solo nella nicchia del consumatore, dove il baluginio dell’oro travolge il cuore umano, spingendolo verso la giungla e la sua legge.
Ma l’Istituzione Scuola pubblica, i suoi docenti oggi hanno più responsabilità e più valore, l’autonomia  non è una condanna, ma il supporto della bussola.
Ieri una scuola che ripeteva sempre sé stessa, immutabile, dove l’handicappato non  veniva accolto, dove il debole veniva lasciato indietro, dove il sapere era standardizzato.
Oggi siamo nel mondo dei saperi e della conoscenza e vale molto capire che il cuore del sistema è la selezione delle conoscenze e delle informazioni, la loro conseguenzialità, la loro capacità di generare conoscenza e piacere di apprendere, ma altrettanto è decisivo sollevare  emozioni e confronto di idee e di comportamenti.
Torniamo alla Carta Costituzionale, alla lettura di quei principi che hanno incardinato la nostra legislazione, che hanno creato una società che nella coesione  sociale ha creato lo sviluppo,  attualizziamone i valori e pratichiamoli;  la Scuola chieda alle famiglie (di tutti i tipi) assunzione di responsabilità educativa.
La strada non può essere quella di chi si volta per non vedere, di chi ribalta ad altri le responsabilità;  per riprendere un cammino dignitoso e scendere dalla torre di babele, per evitare il “si salvi chi può”, per essere Insegnanti ed  allo stesso tempo Educatori di quei bambini, che “tutte” le varie  famiglie ci affidano, come il loro bene più grande e prezioso, rimettiamo al centro l’educazione e i principi che ci accomunano.

Il Dirigente Scolastico
Giuseppe Pacetti

 
utenti connessi: 2
Ascoli Centro ver. 3.0 è una produzione LorySoft ©2002 - compatibilitą con I.E. 5.0 o superiore - crediti