Le immagini di internet di studenti che picchiano
e scherniscono un compagno handicappato o la notizia
della insegnante nuda in mezzo agli alunni discinti,
ha riempito i mass media, ha colpito l’opinione
pubblica atterrando duramente sulle nostre coscienze.
La crisi dei valori ormai è di una evidenza senza più veli, nessuna
ipocrisia riesce più a nasconderla, malgrado l’affanno di qualcuno
che si ostina a far finta di nulla.
Una volta c’erano due muri che arginavano, nascondevano o impedivano le
situazioni che oggi viviamo.
Da un lato la Religione cattolica, che con i suoi peccati e con le sue
virtù permeava i pensieri e l’agire quotidiano, dall’altro
la tradizione che informava i comportamenti familiari, favorita da una serie
di condizioni: scarsa mobilità della popolazione, scarsa informazione,
censura, presenza e peso degli anziani.
Non so quanta ipocrisia, quanta sofferenza, quanta violenza, quanto coraggio
quella situazione abbia comportato per anni per le persone, specialmente per
le donne.
Allora si diceva famiglia e si capiva famiglia; non parliamo di cento anni
fa, parliamo di 20/30 anni fa. Oggi diciamo famiglia e non ci capiamo più,
sembra di essere sulla torre di babele, condannati a linguaggi diversi e incomprensibili,
a valori ormai diversi da persona a persona o addirittura a disvalori
che solcano la nostra vita, creando situazioni tragiche di incomunicabilità,
di separazione; di situazioni incredibili, di atrocità quotidiane che
internet o i normali canali televisivi o la carta stampata propinano in
dosi sempre più massicce nella piena indifferenza.
Ci turbano forse dopo due anni le quotidiane atrocità dell’Iraq?
Ormai quelle immagini si vivono come ineluttabili, come la pioggia o il sole,
come le belve che naturalmente nella savana o nella giugla domani si sbraneranno…e
dunque quale meraviglia?
La Scuola, specialmente la Scuola pubblica, oggi vive questo dramma, vive questa
torre di babele, accoglie figli di cento diverse “famiglie”, di genitori
che si amano, di genitori responsabili, di genitori irresponsabilii, di genitori
divorziati, di single, di coppie di fatto e forse altre ancora.
La Scuola pubblica, oggi non può più godere della apparente serenità di
valori tradizionali, religiosi in particolare…..e dunque? Siamo dunque
alla ineluttabilità, alla legge della giungla o della savana? Siamo forse
al “si salvi chi può”?
Chi avrebbe mai pensato che il Ministro della pubblica Istruzione, al suo esordio,
si sarebbe trovato impegnato quasi solamente a spiegare cosa succede
in questa scuola del nuovo secolo, dopo anni che appariva solo per magnificare
le sorti della Riforma?
A volte alcune scene di vita quotidiana, anche dentro le nostre scuole possono
dare questa impressione di impotenza, di mare agitato dove non si vede un approdo,
di turbinio che non si sa dove avrà ricaduta.
I fattacci di questi giorni, le immagini grevi e le parole gravi e incivili
che sono state pronunciate possono dare questa impressione, ma penso che
tantissima parte della scuola pubblica non ci stia a riconoscersi in quelle immagini,
in quell’adulta che vede la violenza e si volta uscendo dall’aula,
come nulla stesse accadendo; non ci stia ad essere rappresentata da un Dirigente
che scarica le proprie responsabilità dicendo che chi sbaglia è un
corpo estraneo.
Sono propenso a pensare che se un Dirigente parla così, l’estraneo è lui:
lo è perché doveva attivare un controllo sociale, che prevenisse
certi comportamenti, doveva impedire di assumenre responsabilità per
cui non si è preparati, sapendo che il sistema non fa selezione del personale.
Cadute le tradizioni, ridotto il peso sociale dei principi religiosi, rimane una
sola bussola per la scuola , per la famiglia e per i cittadini, che indica strada
e comportamenti: la carta costituzionale, dove diritti e doveri sono chiaramenti
segnati, dove i valori sono evidenti oltre ogni usura del tempo, dove valori
e diritti, doveri e responsabilità sono inscindibilmente connessi.
Certo non è così facile usare questa bussola, specialmente in un
mondo complesso come il nostro, in un tempo dove in tutti i modi si tenta di
imporre valori commerciali, di costringere la persona solo nella nicchia del
consumatore, dove il baluginio dell’oro travolge il cuore umano, spingendolo
verso la giungla e la sua legge.
Ma l’Istituzione Scuola pubblica, i suoi docenti oggi hanno più responsabilità e
più valore, l’autonomia non è una condanna, ma il supporto
della bussola.
Ieri una scuola che ripeteva sempre sé stessa, immutabile, dove l’handicappato
non veniva accolto, dove il debole veniva lasciato indietro, dove il sapere
era standardizzato.
Oggi siamo nel mondo dei saperi e della conoscenza e vale molto capire che il
cuore del sistema è la selezione delle conoscenze e delle informazioni,
la loro conseguenzialità, la loro capacità di generare conoscenza
e piacere di apprendere, ma altrettanto è decisivo sollevare emozioni
e confronto di idee e di comportamenti.
Torniamo alla Carta Costituzionale, alla lettura di quei principi che hanno incardinato
la nostra legislazione, che hanno creato una società che nella coesione sociale
ha creato lo sviluppo, attualizziamone i valori e pratichiamoli; la
Scuola chieda alle famiglie (di tutti i tipi) assunzione di responsabilità educativa.
La strada non può essere quella di chi si volta per non vedere, di chi
ribalta ad altri le responsabilità; per riprendere un cammino dignitoso
e scendere dalla torre di babele, per evitare il “si salvi chi può”,
per essere Insegnanti ed allo stesso tempo Educatori di quei bambini, che “tutte” le
varie famiglie ci affidano, come il loro bene più grande e prezioso,
rimettiamo al centro l’educazione e i principi che ci accomunano.
Il Dirigente Scolastico
Giuseppe Pacetti
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