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"Racconti favole poesie"
"Il Picchio e la Quintana",
"La leggenda del gigante pietrificato" e "La
casa" sono due racconti e una poesia premiati con la
pubblicazione nel volume "Racconti favole poesie",
a cura del Comune di Ascoli Piceno -Assessorato alla Pubblica
Istruzione.
Il volume nasce in seguito al Progetto educativo e didattico
rivolto agli studenti delle scuole elementari e medie di Ascoli
Piceno (a.s.2001/02) denominato: "I miei racconti";
libere ispirazioni tra realtà fantasia e tradizioni.
Il
Picchio e la Quintana
Nella città di Ascoli Piceno,
nell'anno 3000, i cittadini non usavano le automobili per
spostarsi, ma avendo come simbolo della città il Picchio,
per essere come lui, volavano utilizzando i monopattini volanti.
Le case antiche erano rimaste simili a quelle del millennio
precedente.
Tutti gli abitanti vivevano felici: le sponde del fiume del
Tronto erano rigogliose di verde e intorno alle scuole c'erano
immensi giardini.
Picchio era sempre allegro: aveva tanti compagni di volo e
soprattutto i bambini giocavano con lui.(descrizione di Picchio)
Nella vecchia fortezza Malatesta viveva la signora Quintana,
l'unica abitante di Ascoli che usciva a cavallo e non utilizzava
nessun mezzo moderno.
Lei era una tradizionalista, ancorata al passato, amante solo
del suo tempo.
Non indossava i tessuti speciali che andavano di moda, ma
ancora si vestiva con velluto, lana, pizzo all'uncinetto,
pellicce
Ogni volta che usciva, lei si rattristava. Un giorno, pensando
che la colpa di quella modernità come volare, usare
materiali sintetici ecc
fosse di Picchio, decise di
farlo rapire.
Il suo piano era diabolico: attraverso il magico albero del
Piccioni, Picchio avrebbe fatto un viaggio nel passato, fino
a tornare al tempo dei Sabini.
Mai sarebbe partito, mai avrebbe fondato Ascoli e mai ne sarebbe
diventato il simbolo!
Lei avrebbe preso il suo posto con tutte le conseguenze immaginabili.
Una notte il fantino di Borgo Solestà, rapì
Picchio mentre dormiva e lo nascose nel tronco cavo dell'albero
incantato e disse:
_ Pitipim, pitipai
nel passato andrai
al tempo dei Sabini tornerai!_
Picchio si svegliò e aperti gli occhi rimase sbalordito:
tutto era cambiato, Ascoli moderna non c'era più.
Solo il fiume Tronto scorreva tra le montagne e le colline.
Picchio disperato si guardava intorno quando all'improvviso
si sentì chiamare:
_Vieni, avvicinati, fidati di me che con la mia acqua do la
vita, io sono Presente, Passato e Futuro.
La mia acqua ti salverà!
Bevine un sorso e tuffati nel vortice
.senza
paura!_
Intanto la signora Quintana, passeggiava beatamente sul ponte
vecchio di S. Antonio e sentì all'improvviso un boato.
Guardando verso il basso vide che l'acqua che cambiava colore
e formava un grande vortice.
Cominciò ad avere le vertigini, cadde nell'acqua: i
vestiti ingombranti e inzuppati non le permettevano di nuotare.
Nessuno poteva salvarla.
_ Ah! Se avessi avuto un monopattino volante! Se avessi indossato
un bel paio di fuseaux elasticizzati, pratici e comodi!
Mentre pensava così, dal vortice uscì Picchio
che prontamente, volando la riportò sulla sponda del
fiume.
Tutti erano salvi, la città tornò a sorridere.
Quintana comprese che il progresso e la modernità non
dovevano far paura, ma potevano essere utili.
Come nel passato e nel presente, così nel futuro, puntualmente
ogni anno Quintana sfilerà per le vie della città.
Classe 3°B, scuola Malaspina,
a.s.2001/02
La
leggenda del gigante pietrificato
C'era una volta, in un regno vicino,
un re e una principessa che vivevano felici nel loro paese.
Il re si chiamava Carnevale per il carattere gioioso, e amava
la felicità, soprattutto degli altri.
Sua figlia Sibilla era come lui. Lei era una giovane ragazza
di appena quindici anni, ma quanta saggezza c'era nella sua
mente! Sibilla inoltre era alta, slanciata, bionda. I suoi
occhi erano intensi come il cielo d'inverno; il suo modo d'essere,
gentile e garbato ne faceva una fanciulla bella e buona.
Il regno era piccolo e nonostante fosse situato ai piedi dei
monti della Laga, dove la neve cadeva continuamente, esso
era pieno di colori: i colori della pace e dell'amore.
Un giorno però, la principessa si fece triste perché
i messaggeri del re, portarono notizie preoccupanti sugli
altri regni: il gigante Zione stava trasformando tutti gli
abitanti in olive farcite (quelle ripiene all'ascolana) per
poi mangiarsele fritte e calde.
Il gigante era davvero grande. Era alto quasi cinque metri,
aveva un pancione grosso e la sua pelle cambiava colore: a
volte era verde, a volte marrone perché aveva il potere
di mimetizzarsi con l'ambiente esterno.
Aveva subìto, come tutti i giganti del luogo, un incantesimo:
lui sarebbe rimasto in vita finché la neve non l'avesse
toccato, altrimenti sarebbe rimasto pietrificato per sempre.
Solo i re erano a conoscenza di questa magia che aveva il
suo effetto solo se veniva tramandata in caso di seria necessità.
Se fosse stata divulgata nel momento sbagliato si sarebbe
verificato il caso contrario: il re sarebbe morto come un
sasso.
Re Carnevale comprese la gravità della questione e
decise di raccontare tutto a sua figlia.
Lei subito uscì dal suo regno per distruggere Zione.
Lui infatti, non si sarebbe mai avvicinato al paese della
principessa Sibilla, perché era sempre innevato.
La ragazza, dopo aver camminato per ore e ore, fu sorpresa
da una grande e violenta bufera di neve.
Perse l'orientamento e dal freddo svenne.
Quando tornò il sole, si ritrovò in una grotta
e si svegliò accanto a un fuoco caldo e vicino a lei
c'era un giovane alto, moro e di aspetto regale.
Era il principe Vettore, figlio del re Montagna.
Rimasto solo perché il gigante aveva catturato tutti
gli abitanti del suo regno e ucciso i suoi genitori, promise
al padre che avrebbe salvato i suoi sudditi e annientato per
sempre quel gigante
Montagna in punto di morte rivelò al figlio l'incantesimo
che lo avrebbe aiutato.
I due ragazzi uniti nell'intento, si misero alla ricerca attenta
di Zione e caricarono i cannoni rimasti nel regno vicino del
principe. Furono preparati palloni di neve da tirare addosso
al gigante, non appena si fosse mosso.
Una mattina, all'alba, Zione si svegliò brontolando
perché aveva fame, anzi
voglia di olive. Cominciò
a tremare la terra e si udì un forte boato come un
terremoto.
Prontamente i due principi iniziarono a bombardare il gigante.
I primi colpi andarono a vuoto, ma avvicinandosi con grande
coraggio riprovarono fino a che alcune raffiche di neve lo
raggiunsero: Zione si pietrificò all'istante.
Il popolo fu liberato e la tranquillità tornò
in tutti i regni.
Ci fu una grande festa e i due principi continuarono a incontrarsi
finché non si sposarono e giurarono amore eterno.
Ancora oggi è possibile vederli: i due giovani uniti
nell'incantesimo dell'amore che tutto trasforma, sono oggi
il monte Vettore e la catena dei Sibillini.
E il gigante Zione?
Anche lui è visibile dalla città di Ascoli Piceno
guardando verso Nord, quel colle adagiato sulla città,
non sembra proprio il gigante pietrificato, fermo come se
dormisse? E chissà se Zione è oggi contento
di chiamarsi Ascensione?
Forse quando Ascoli trema è anche lui che brontola
come se avesse fame?
Non lo sapremo mai, certo è che l'amore è l'unico
sentimento eterno e
vero.
Classe 3°A, scuola Malaspina,
a.s.2001/02
La
casa
Ho una casa in città
fra viali e condomini.
Il vento che soffia sul tetto
è il fumo e i gas nocivi.
Nel fragore che la circonda
si vedono le auto correre sulle strade.
Un motorino sfreccia lontano.
Ogni tanto c'è un momento di silenzio,
pausa del rumore che prima sentiva.
E lassù vedo i colli
alti e coperti di boschi
e tranquillità
Elisa Filiaggi cl.4°B, scuola
S.Agostino, a.s.2001/02
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