Buon Giorno
sabato 19 maggio 2012
ore 10:34:10



Home -> Tutto mio -> Scriviamo -> "Racconti favole poesie"   
 
 

"Racconti favole poesie"

"Il Picchio e la Quintana", "La leggenda del gigante pietrificato" e "La casa" sono due racconti e una poesia premiati con la pubblicazione nel volume "Racconti favole poesie", a cura del Comune di Ascoli Piceno -Assessorato alla Pubblica Istruzione.
Il volume nasce in seguito al Progetto educativo e didattico rivolto agli studenti delle scuole elementari e medie di Ascoli Piceno (a.s.2001/02) denominato: "I miei racconti"; libere ispirazioni tra realtà fantasia e tradizioni.


Il Picchio e la Quintana

Nella città di Ascoli Piceno, nell'anno 3000, i cittadini non usavano le automobili per spostarsi, ma avendo come simbolo della città il Picchio, per essere come lui, volavano utilizzando i monopattini volanti.
Le case antiche erano rimaste simili a quelle del millennio precedente.
Tutti gli abitanti vivevano felici: le sponde del fiume del Tronto erano rigogliose di verde e intorno alle scuole c'erano immensi giardini.
Picchio era sempre allegro: aveva tanti compagni di volo e soprattutto i bambini giocavano con lui.(descrizione di Picchio)
Nella vecchia fortezza Malatesta viveva la signora Quintana, l'unica abitante di Ascoli che usciva a cavallo e non utilizzava nessun mezzo moderno.
Lei era una tradizionalista, ancorata al passato, amante solo del suo tempo.
Non indossava i tessuti speciali che andavano di moda, ma ancora si vestiva con velluto, lana, pizzo all'uncinetto, pellicce…
Ogni volta che usciva, lei si rattristava. Un giorno, pensando che la colpa di quella modernità come volare, usare materiali sintetici ecc… fosse di Picchio, decise di farlo rapire.
Il suo piano era diabolico: attraverso il magico albero del Piccioni, Picchio avrebbe fatto un viaggio nel passato, fino a tornare al tempo dei Sabini.
Mai sarebbe partito, mai avrebbe fondato Ascoli e mai ne sarebbe diventato il simbolo!
Lei avrebbe preso il suo posto con tutte le conseguenze immaginabili.
Una notte il fantino di Borgo Solestà, rapì Picchio mentre dormiva e lo nascose nel tronco cavo dell'albero incantato e disse:
_ Pitipim, pitipai
nel passato andrai
al tempo dei Sabini tornerai!_
Picchio si svegliò e aperti gli occhi rimase sbalordito: tutto era cambiato, Ascoli moderna non c'era più.
Solo il fiume Tronto scorreva tra le montagne e le colline.
Picchio disperato si guardava intorno quando all'improvviso si sentì chiamare:
_Vieni, avvicinati, fidati di me che con la mia acqua do la vita, io sono Presente, Passato e Futuro.
La mia acqua ti salverà!
Bevine un sorso e tuffati nel vortice ……….senza paura!_
Intanto la signora Quintana, passeggiava beatamente sul ponte vecchio di S. Antonio e sentì all'improvviso un boato.
Guardando verso il basso vide che l'acqua che cambiava colore e formava un grande vortice.
Cominciò ad avere le vertigini, cadde nell'acqua: i vestiti ingombranti e inzuppati non le permettevano di nuotare.
Nessuno poteva salvarla.
_ Ah! Se avessi avuto un monopattino volante! Se avessi indossato un bel paio di fuseaux elasticizzati, pratici e comodi!
Mentre pensava così, dal vortice uscì Picchio che prontamente, volando la riportò sulla sponda del fiume.
Tutti erano salvi, la città tornò a sorridere.
Quintana comprese che il progresso e la modernità non dovevano far paura, ma potevano essere utili.
Come nel passato e nel presente, così nel futuro, puntualmente ogni anno Quintana sfilerà per le vie della città.

Classe 3°B, scuola Malaspina, a.s.2001/02

 

La leggenda del gigante pietrificato

C'era una volta, in un regno vicino, un re e una principessa che vivevano felici nel loro paese.
Il re si chiamava Carnevale per il carattere gioioso, e amava la felicità, soprattutto degli altri.
Sua figlia Sibilla era come lui. Lei era una giovane ragazza di appena quindici anni, ma quanta saggezza c'era nella sua mente! Sibilla inoltre era alta, slanciata, bionda. I suoi occhi erano intensi come il cielo d'inverno; il suo modo d'essere, gentile e garbato ne faceva una fanciulla bella e buona.
Il regno era piccolo e nonostante fosse situato ai piedi dei monti della Laga, dove la neve cadeva continuamente, esso era pieno di colori: i colori della pace e dell'amore.
Un giorno però, la principessa si fece triste perché i messaggeri del re, portarono notizie preoccupanti sugli altri regni: il gigante Zione stava trasformando tutti gli abitanti in olive farcite (quelle ripiene all'ascolana) per poi mangiarsele fritte e calde.
Il gigante era davvero grande. Era alto quasi cinque metri, aveva un pancione grosso e la sua pelle cambiava colore: a volte era verde, a volte marrone perché aveva il potere di mimetizzarsi con l'ambiente esterno.
Aveva subìto, come tutti i giganti del luogo, un incantesimo: lui sarebbe rimasto in vita finché la neve non l'avesse toccato, altrimenti sarebbe rimasto pietrificato per sempre.
Solo i re erano a conoscenza di questa magia che aveva il suo effetto solo se veniva tramandata in caso di seria necessità. Se fosse stata divulgata nel momento sbagliato si sarebbe verificato il caso contrario: il re sarebbe morto come un sasso.
Re Carnevale comprese la gravità della questione e decise di raccontare tutto a sua figlia.
Lei subito uscì dal suo regno per distruggere Zione. Lui infatti, non si sarebbe mai avvicinato al paese della principessa Sibilla, perché era sempre innevato.
La ragazza, dopo aver camminato per ore e ore, fu sorpresa da una grande e violenta bufera di neve.
Perse l'orientamento e dal freddo svenne.
Quando tornò il sole, si ritrovò in una grotta e si svegliò accanto a un fuoco caldo e vicino a lei c'era un giovane alto, moro e di aspetto regale.
Era il principe Vettore, figlio del re Montagna.
Rimasto solo perché il gigante aveva catturato tutti gli abitanti del suo regno e ucciso i suoi genitori, promise al padre che avrebbe salvato i suoi sudditi e annientato per sempre quel gigante
Montagna in punto di morte rivelò al figlio l'incantesimo che lo avrebbe aiutato.
I due ragazzi uniti nell'intento, si misero alla ricerca attenta di Zione e caricarono i cannoni rimasti nel regno vicino del principe. Furono preparati palloni di neve da tirare addosso al gigante, non appena si fosse mosso.
Una mattina, all'alba, Zione si svegliò brontolando perché aveva fame, anzi…voglia di olive. Cominciò a tremare la terra e si udì un forte boato come un terremoto.
Prontamente i due principi iniziarono a bombardare il gigante.
I primi colpi andarono a vuoto, ma avvicinandosi con grande coraggio riprovarono fino a che alcune raffiche di neve lo raggiunsero: Zione si pietrificò all'istante.
Il popolo fu liberato e la tranquillità tornò in tutti i regni.
Ci fu una grande festa e i due principi continuarono a incontrarsi finché non si sposarono e giurarono amore eterno.
Ancora oggi è possibile vederli: i due giovani uniti nell'incantesimo dell'amore che tutto trasforma, sono oggi il monte Vettore e la catena dei Sibillini.
E il gigante Zione?
Anche lui è visibile dalla città di Ascoli Piceno guardando verso Nord, quel colle adagiato sulla città, non sembra proprio il gigante pietrificato, fermo come se dormisse? E chissà se Zione è oggi contento di chiamarsi Ascensione?
Forse quando Ascoli trema è anche lui che brontola come se avesse fame?
Non lo sapremo mai, certo è che l'amore è l'unico sentimento eterno e …vero.

Classe 3°A, scuola Malaspina, a.s.2001/02

 

La casa

Ho una casa in città
fra viali e condomini.
Il vento che soffia sul tetto
è il fumo e i gas nocivi.
Nel fragore che la circonda
si vedono le auto correre sulle strade.
Un motorino sfreccia lontano.
Ogni tanto c'è un momento di silenzio,
pausa del rumore che prima sentiva.
E lassù vedo i colli
alti e coperti di boschi
e tranquillità

Elisa Filiaggi cl.4°B, scuola S.Agostino, a.s.2001/02

 
utenti connessi: 2
Ascoli Centro ver. 3.0 è una produzione LorySoft ©2002 - compatibilitą con I.E. 5.0 o superiore - crediti